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Che fare?

Che fare? I primi, passi di AVOLON.

LA Campagna Social

In questi mesi AVOLON ha avviato una piccola campagna sponsorizzata su Facebook, per ricordare che esistono alternative al conflitto armato, e che queste alternative hanno una storia.

Una campagna che si è intersecata con il conflitto armato in corso in Ucraina, ed il risultato “social” di ciò lo si può leggere nelle centinaia e centinaia di commenti e reazioni ai nostri post: se avete un poco di pazienza li potete scorrere (non abbiamo “censurato” nessuno, limitandoci a “nascondere”, rendendoli visibili solo agli estensori, quelle reazioni che erano chiaramente offensive o insultanti verso il prossimo).

La risposta

Una ristretta percentuale di questi commenti erano, ovviamente e quasi giustamente, molto critici: possiamo spaziare da “andate a dirlo a Putin” a “e quindi, concretamente, voi cosa fareste se foste invasi?”.

La stragrande maggioranza erano favorevoli ai contenuti che abbiamo veicolato: un appoggio molto emotivo (chi del resto è contrario ad una situazione di pace?), talvolta con un tentativo di individuare le responsabilità del conflitto (la Nato, l’Unione Europea, gli U.S.A., l’industria che produce armamenti, il regime di Putin) …. e, inutile nascondersi dietro un filo d’erba, con alcuni che segnalavano una sorta di impotenza riassumibile nella frase: “cosa possiamo fare?”.

Cosa possiamo fare?

E’ da questa ultima domanda che vogliamo partire, perché rifiuta di accettare passivamente la realtà che viviamo e, con onestà intellettuale, si pone il quesito di come trasformarla.

Una prima risposta sta in una parola, presa in prestito dal sanscrito: Satyagraha ( satya, ovvero “verità”, e agraha, ovvero “fermezza, forza”). Le traduzioni italiane che più si avvicinano al significato di Satyagraha sono “vera forza”, “forza dell’amore” o “fermezza nella verità”. 

Se dovessimo fare una traduzione pratica per noi, poveri mortali che con la filosofia abbiamo poco a che fare: sappiamo bene dove sta la verità, sappiamo altrettanto bene dove sta la ragione ed il torto, sappiamo bene che esistono i conflitti, in cui una parte cerca di imporre la propria volontà alla controparte.

Sappiamo tutto ciò, ma sia ben chiaro: siamo estremamente determinati (appunto il concetto di “fermezza”) nell’insistere affinché la verità ed il diritto a decidere del nostro futuro prevalgano.

Perfetto, siamo determinati e consapevoli, ma concretamente cosa si fa?

L’insegnamento di Mahatma Gandhi

Che fare
Mohāndās Karamchand Gāndhī

Ci fornisce un suggerimento Gandhi, con un altro termine sanscrito: Ahiṃsā (Composto da a, “non”, e hiṃsā, forma desiderativa del verbo han “uccidere”).

Originalmente visto come “assenza del desiderio di uccidere”, ferire o danneggiare, l’accezione moderna più comune è quella di una serie di valori positivi, quali compassione, amicizia, gentilezza, che uniformano e ispirano la convivenza civile.

La risposta alla domanda “che fare?” sta nel mettere insieme questi due termini: Satyagraha e Ahiṃsā.

Non neghiamo l’esistenza dei conflitti, sappiamo bene chi è l’aggressore e chi l’aggredito, operiamo concretamente affinché la “verità” prevalga, consapevoli che la risposta  “occhio per occhio” rende tutti ciechi.

La Newsletter

Con questa newsletter vi proponiamo di avviare un cammino di riflessione condiviso, per scoprire insieme le fonti della nostra “fermezza”  e gli strumenti positivi che possiamo applicare, concretamente e quotidianamente.



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Che fare
AVOLON
Associazione Volontari & Obiettori Nonviolenti

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